[...] Arrampicare e l’intensità del mio entusiasmo per questo sport, un entusiasmo che non nascondo, hanno fatto di me un emarginato.
Ero diverso dai miei coetanei, a cui interessava solo conformarsi al gruppo.
Ciononostante, è in questo modo che ho trovato me stesso, e la verità è che una parte di me non desiderava affatto conformarsi.
Crescendo, il senso della diversità che nasceva dall’amore per la montagna, la sensazione di non fare parte del gruppo sono rimasti, ma la messe di esperienza donatemi dall’alpinismo – l’avventura, la capacità di penetrazione – continua a dimostrarmi che ne valeva la pena. [...]
Tratto da “Le ombre dell’Everest” di Jochen Hemmleb: uno dei massimi conoscitori mondiali dell’Everest e delle sue spedizioni.